Aggregazioni

 

OLTRE IL TONDO


Osservando le opere di Andrea Greco si ha la sensazione che sprigionino una sorta di energia vitale, una forza insita che si manifesta attraverso pulsioni del segno e della materia. Ogni suo lavoro è caratterizzato dall’alternanza di punti di condensazione, dove i segni si fanno più fitti, a zone di maggior respiro e quiete; questi due momenti convivono nell’opera rafforzandosi reciprocamente e generando un continuo andirivieni, uno scambio, talvolta irrequieto e nervoso, altre volte più meditato, che detta il “ritmo” dell’opera.
Ponendosi di fronte ai lavori di Greco non si ha mai la sensazione di immobilità, l’avanzare e l’indietreggiare delle tracce lasciate del pennello coinvolge l’osservatore in un flusso visivo costringendo il suo occhio a muoversi sulla superficie pittorica, cercando invano dei punti di ancoraggio.
Questo dinamismo trova conferma nel ciclo di opere dal titolo “Aggregazioni”, dove la vibrazione del segno è unita alla forma circolare dei supporti. Il cerchio, infatti, non è una forma statica ma attrae a sé lo spazio, creando all’interno della parete dove sono disseminati i lavori, punti nevralgici che mantengono viva, senza mai dissiparla, la loro pulsione energetica.
Il movimento circolare unito all’interesse verso l’interiorità dell’individuo, elemento costante nella ricerca di Greco, crea inevitabilmente una connessione con l’esistenza dell’essere, e in particolare con il flusso vitale che regola e scandisce la vita di ognuno. Tale flusso, formato dal susseguirsi ininterrotto di istanti, viene visualizzato attraverso molteplici elementi collocati lungo lo spazio murale che costituiscono un insieme ma possono anche essere intesi come parti a sé stanti; ogni tondo, infatti, conserva la sua autonomia anche una volta separato dall’insieme.
Per questa serie Greco ha utilizzato vari reperti, dai tappi delle conserve e della vernice, ai piatti e coperchi di scatole ormai abbandonati e li ha uniti alla pittura, attribuendogli una nuova identità. A tal proposito vorrei sottolineare l’importanza di questo ciclo, all’interno della ricerca artistica di Greco, per la prima volta, infatti, l’opera subisce una metamorfosi: essa non si avvale più di una superficie pittorica tradizionalmente intesa, utilizzata fino ad ora dall’artista, ma si serve di oggetti fortemente connotati. Questi ultimi non devono essere intesti semplicemente come supporti ma come elementi che grazie alla loro conformazione hanno dettato l’agire dell’artista, fondendosi e integrandosi a pieno con l’intervento pittorico. Greco, infatti, ha scelto di svelare e non celare difetti come graffi, ammaccature, rigonfiamenti, in alcuni casi buchi, dovuti all’usura. Inoltre, alcuni di essi, presentano tracce di pittura o svariati materiali depositati e solidificati in superficie che l’artista ha saputo sfruttare come parte del lavoro stesso. L’andatura del segno segue la conformazione e asseconda le particolari caratteristiche di ciascun reperto, anche i colori usati originano infinite tonalità grazie alle peculiarità dei supporti, stratificandosi su di essi in modo del tutto innovativo; ogni opera, dunque, assume caratteristiche proprie dettate dal “rispetto” del materiale. La memoria materica, che si lega all’uso di questi oggetti, viene riscattata e resa visibile grazie all’intervento rivitalizzante dell’artista, il quale ha scelto in alcuni casi di svelare l’identità dell’elemento dal quale ha tratto ispirazione lasciando alcune parti dell’opera prive di interventi.
Paragonabili a cellule le opere vibrano e si condensano sulla parete, andando a comporre una forma che potrebbe essere in potenziale crescita. Il variare della misura dei tondi conferisce un ritmo all’allestimento richiamando ad una sorta di respiro degli elementi; la materia pulsa e vive sotto i nostri occhi.
Piccoli e grandi tondi, accumunati dalla pittura, risultano simili per carica energetica ma diversi grazie alle sfumature emotive che l’artista riesce ad imprimergli; come è solito fare Greco in alcune opere privilegia una componente riflessiva e più meditata, magari attribuendo ad un unico segno la capacità di racchiudere in sé una spinta emotiva, in altre domina una pittura più carica di forza e gestualità, dove i segni sono molteplici, si sommano e condensano.
Il risultato sono le infinite sfumature che ogni oggetto riesce a incarnare, paragonabili alla diversità di ogni individuo e agli istanti di cui è composta ogni singola vita. Protagonista è comunque il segno che in alcuni casi affiora in superficie e altre volte si mescola al magma materico, dissolvendosi nella profondità dell’opera.
“Aggregazioni”, con la molteplicità e diversità di parti che la caratterizza, con i suoi momenti di agitazione oppure di quiete e riflessione, porta con sé la capacità di evocare l’esistenza stessa, senza la drammaticità che spesso le viene associata. E’ proprio qui che lo spirito di Greco trova la sua piena realizzazione, l’andare contro questo aspetto cupo favorendo uno spirito ludico, fatto di semplicità e voglia di creare… Lo stesso che ha portato l’artista a scegliere tali supporti, osservarli, studiarli e infine trasformarli in opere.
Greco è un artista capace di trasporre l’energia vitale connaturata al suo modo d’essere nei suoi lavori per poterla offrire all’osservatore e mostrarla in tutta la sua forza e carica espressiva. L’energia veicolata dalla sua mano trasferisce, attraverso gli strumenti del
pittore, sensazioni e pulsioni in cui ogni osservatore può ritrovarsi. Quelle che osserviamo sono le proiezioni più intime dei suoi stati d’animo che grazie all’incontro con la materia riescono a palesarsi e a tradursi in nuove visioni. A noi osservatori spetta solo il compito di
saper accogliere, come casse di risonanza, le vibrazioni dei suoi segni.

Francesca Lucioni
Catalogo mostra Aggregazioni, 2013, Tradate (VA), galleria I Portici

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